
Dopo aver affrontato le difficoltà della pandemia — tra distanziamenti, mascherine e didattica a distanza — la nuova sfida per le scuole italiane è la gestione del divieto di smartphone, ora esteso anche agli istituti superiori. Sebbene possa sembrare una questione semplice, la realtà è ben più complessa: ogni mattina, le scuole devono gestire centinaia, se non migliaia, di dispositivi.
La circolare ministeriale e le interpretazioni
La direttiva del ministro Valditara vieta l’uso dei cellulari anche per scopi didattici, ma non impone il sequestro fisico dei dispositivi. Spetta alle singole scuole aggiornare i propri regolamenti e trovare soluzioni autonome per garantire che gli studenti non utilizzino i telefoni durante l’orario scolastico. Nelle scuole medie, ad esempio, è già prassi far depositare i telefoni in una scatola all’ingresso.
Le strategie adottate dalle scuole
Ecco alcune strategia già utilizzate da alcune scuole nel precedente anno scolastico:
Il liceo Buonarroti di Monfalcone ha imposto il divieto totale, anche durante le pause e le gite scolastiche.
L’Istituto Ferraris-Pancaldo di Savona ha introdotto armadietti con chiave, disponibili su richiesta e previo pagamento di 15 euro annui. Chi non aderisce deve lasciare il telefono a casa.
Alcune scuole utilizzano tasche appese al muro, una per ogni studente.
Al Liceo Salvemini di Bari, i telefoni vengono raccolti all’inizio della giornata e possono essere usati solo con autorizzazione. Le sanzioni sono progressive e mirano all’educazione.
Le iniziative che hanno avuto maggior successo sono quelle basate su accordi condivisi con gli studenti. In diverse città, da Milano a Palermo, i progetti didattici che prevedevano una rinuncia consapevole all’uso del cellulare hanno funzionato. Un esempio è quello delle scuole Malpighi di Bologna, dove dopo un episodio di cyberbullismo è stato introdotto un sistema di cassettine con chiave. Dopo una fase iniziale di protesta, gli studenti hanno accettato la regola e non si è tornati indietro.
Problemi pratici e costi
La gestione quotidiana dei dispositivi comporta rischi e costi: furti, scambi accidentali, danni e scherzi sono all’ordine del giorno. Inoltre, dotare una scuola di 1500 studenti di armadietti può costare fino a 100.000 euro. La preside del Liceo Salvemini ha osservato che gli studenti più grandi usano il cellulare con maggiore responsabilità, suggerendo che il divieto potrebbe essere più utile per i più giovani.
Sanzioni e approcci disciplinari
Non tutte le scuole hanno adottato misure logistiche. Alcune si affidano a sanzioni più severe: il cellulare deve rimanere spento nello zaino, e chi trasgredisce rischia la sospensione. Al liceo Volta di Milano, la dirigente ha scelto di non intervenire sulla gestione fisica dei dispositivi, ma ha puntato sull’applicazione di sanzioni in caso di trasgressione del divieto.
Esperienze passate e reazioni
Il divieto non è una novità: già nel 2007 il ministro Fioroni aveva introdotto una norma simile, poi caduta nel dimenticatoio. Il Codacons ha chiesto sanzioni per le scuole che non applicano le nuove regole. Tuttavia, i tentativi di applicare misure rigide hanno spesso generato conflitti: a Latina sono intervenute le forze dell’ordine, a Padova si è verificato uno sciopero studentesco, e Azione Studentesca ha criticato il sequestro dei cellulari.
Vedremo cosa succederà fra pochi giorni al suono della prima campanella
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