mercoledì 21 novembre 2018
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Il Testamento di Pietra a Cappella Sansevero

Sabato 22 aprile (ore 19.00 e ore 20.00), NarteA presenta la visita teatralizzata, Il Testamento di Pietra. Il format, scritto e diretto da Febo Quercia, prevede un percorso guidato nella storia e tra le opere di Cappella Sansevero e nella Cavea sotterranea (in apertura straordinaria), attraverso le parole di una guida turistica, alternando alla ricostruzione storica il fascino dello spettacolo. In scena, Sergio Del Prete e Andrea Fiorillo e Antonio Perna. Per partecipare è necessaria la prenotazione ai numeri 339 7020849 o 333 3152415. Costo biglietto: 15 euro.

unnamed-1Il Testamento di Pietra è un viaggio nel tempo, tra storia e alchimia, leggende e studi scientifici, in cui sarà fatta luce sulla figura del principe Raimondo di Sangro, che si intreccia a quella di altri due personaggi, lo scultore napoletano Giuseppe Sanmartino e il medico palermitano Giuseppe Salerno. Nell’ambito della visita teatralizzata, si potranno ammirare all’interno della navata, il Cristo velato, tra i più singolari capolavori della scultura di tutti i tempi, su cui si addensano numerosi misteri; la Pudicizia e il Disinganno e la Cavea sotterranea, concepita dal principe di Sansevero come tempietto sepolcrale destinato ai suoi discendenti, oggi luogo in cui sono conservate le famose Macchine Anatomiche.

L’iniziativa, voluta dall’Associazione Culturale NarteA e dal Museo Cappella Sansevero, vuole ricostruire la figura complessa ed enigmatica e l’immaginario del principe Raimondo di Sangro, ideatore del progetto iconografico del complesso monumentale, nonché originale esponente del primo Illuminismo europeo, prolifico inventore e intraprendente mecenate, intorno alla quale si rincorrono ancora numerose leggende.

 

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.