giovedì 16 agosto 2018
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TALCO, IL KILLER SILENZIOSO

Quando ci penso, immagino neonati profumati e fasciatoi affollati.

Dovrò cambiare associazione di pensiero.

Secondo studi dell’American Cancer Society il talco, nella sua forma naturale, contiene amianto, che può provocare cancro ai polmoni o intorno ai polmoni se inalato in maniera prolungata, oppure causare il cancro ovarico, se applicato a parti sensibili come i genitali.

Non a caso la JOHNSON & JOHNSON, multinazionale di punta del mercato dei cosmetici,  in questi ultimi anni sta inanellando sconfitte su sconfitte nella maggior parte degli Stati americani.

Già nel 2016 la società statunetense era stata condannata a risarcire 72 milioni di dollari alla famiglia di una donna colpita da cancro all’ovaio a causa, pare, dell’uso del talco commercializzato dalla stessa azienda. La giuria di St. Louis, Missouri, ha trovato la Johnson & Johnsons colpevole in quanto non avrebbe avvisato i consumatori dei rischi legati all’utilizzo del prodotto, nonostante le preoccupazioni sollevate dall’American Cancer Society sin dal 1999.

Nel 2017 erano stati 417 i milioni di dollari che la multinazionale aveva dovuto pagare a titolo di risarcimento ad una donna per uso prolungato per anni di talco che le ha provocato cancro alle ovaie, secondo la giuria di un Tribunale di  Los Angeles.

E veniamo ad oggi.

E’ di poche ore l’ennesima condanna: una donna californiana è stata risarcita con 25,7 milioni di dollari, in quanto ammalatasi  di mesoteliama, che il Tribunale ha ricondotto all’utilizzo per anni del talco della Johnson & Johnson sui suoi figli negli anni ‘70 e su se stessa negli anni ‘80 e ‘90, quando si cospargeva mani e piedi mentre giocava a bowling, arrivando a consumare fino a due flaconi al mese. Anche in questo caso l’accusa per il colosso farmaceutico è l’omessa o scarsa informazione al consumatore della presenza nel prodotto di asbesto, sostanza che può causare tumori.

E per gli uomini?

C’è stato anche il caso di un uomo (uno solo in verità) risarcito a causa del talco killer. Nell’aprile scorso, infatti,  la casa farmaceutica insieme con il suo fornitore Imerys Talc è stata condannata a pagare un indennizzo di 117 milioni di dollari ad un 46enne dopo essersi ammalato, anche lui,  di mesotelioma.

Eppure è da tempo che Il talco è «indagato» dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (lo IARC di Lione), che  ha classificato le polveri per il corpo a base di talco come possibili cancerogeni per l’uomo, già dal 2006. Si badi,  però, possibili (insieme a centinaia di altre sostanze) e non probabili e neppure certe.

I ricercatori ipotizzano che la polvere di talco, contenente agenti infiammatori, si diffonda dagli organi genitali esterni a quelli interni femminili causando infiammazioni di lunga durata che, a loro volta, stimolano la formazione di un tumore.

Per quanto riguarda invece il mesotelioma la correlazione deriva dal fatto che il talco è un minerale che si trova spesso vicino alle miniere di amianto e diversi studi hanno dimostrato che esiste un rischio di contaminazione incrociata durante l’estrazione.

In ogni caso nessun allarmismo, perché ad oggi, non c’è evidenza  scientifica per stabilire un legame certo tra talco e cancro all’ovaio.

Quindi, al di là della considerazione delle reiterate condanne milionarie contro una multinazionale, pur  dotata e difesa di buoni, anzi buonissimi avvocati, valga ancora  il vecchio detto che prevenire è sempre meglio che curare.

francesco carbone

Avvocato civilista, titolare dell’omonimo Studio Legale, docente di materie giuridiche ed economiche. Maestro diplomato al Conservatorio di Musica di Napoli in Pianoforte e Composizione