lunedì 19 novembre 2018
Ultime notizie

Innovazione e tradizione alle porte di Napoli: nuove emozioni di gusto con la sfogliacampanella

Vincenzo Ferrieri suona la campanella del gusto con fantasiose rivisitazioni del classico dolce partenopeo per una bontà a 5 stelle.

Tradizione sì ma con un pizzico di innovazione. Questo è quanto ricercato da Vincenzo Ferrieri, titolare di Sfogliate Lab Store (Piazza Garibaldi 82/84) che, con la bontà delle sue sfogliatelle, ha riscaldato il gelido  pomeriggio di ieri, presentando la Prima sfoglia Verticale.

s3L’evento “Cambiamo i gusti ma non il gusto” era aperto a giornalisti, maestri pasticceri, food blogger, food photographer che, in qualità di “Esperti del gusto”, hanno degustato una serie di sfogliate sia dolci che salate e l’originale variante sfogliacampanella, valutando una serie di parametri con un punteggio da assegnare da un minimo di 1 ad un massimo 5.

Per ogni singolo manufatto è stato valutata la consistenza del ripieno, il profumo del prodotto, il gusto, la  croccantezza della sfoglia, che è stata ritenuta ottima per tutte le specialità proposte, e con una valutazione finale complessiva. Il tutto, lietamente accompagnato dalle note di una bella e giovane violinista all’ingresso del locale recentemente rinnovato.

Abbiamo intervistato il Patron Vincenzo Ferrieri che rappresenta la quarta generazione della famiglia Ferrieri:

Sig. Ferrieri quando è cominciata l’attività della famiglia Ferrieri e quando avete ampliato l’offerta dei vostri prodotti?

“L’attività è cominciata nel 1970 con il punto vendita di Piazza Garibaldi, angolo corso Novara. Circa quattro anni fa, c’è stata la svolta innovativa con l’introduzione di nuove ricette e nuovi prodotti per venire incontro ai gusti anche delle giovani generazioni”.

Sig. Ferrieri qual è il segreto di una buona sfogliatella?

“La regola è l’utilizzo di una buona ricotta e semola di grano duro, infatti se quest’ultima non è di buona qualità, la ricotta si distacca dal corpo, creando problemi nell’impasto”.

Teme la concorrenza di altre pasticcerie che propongono lo stesso prodotto, anche in altre varianti o proponendo mix di due dolci tipici napoletani come la sfogliababà?

“Assolutamente no, ognuno fa il proprio lavoro al meglio”.

sCosa pensa dell’alta pasticceria italiana in generale e di quella napoletana in particolare?

“Io penso che qui noi siamo in un punto strategico di Napoli (Piazza Garibaldi), nel senso che ci troviamo alle porte della città. Qui la pasticceria innovativa va bene anche perché tutti sono legati alle antiche tradizioni del gusto come la classica sfogliatella riccia o frolla. Infatti, la sfogliatella tradizionale è fatta con ricotta, semola e canditi ed è uguale alla nostra, solo che per andare incontro ai clienti a cui non piacciono i canditi, noi le farciamo con: pistacchio, cioccolata, mandorle e ricotta e pera. Abbiamo cercato nell’innovazione di trascendere un pochino quella che è la tradizione”.

Come mai avete deciso di rinnovare il locale?

“Abbiamo deciso di modernizzare il locale per essere al passo con i tempi, dal momento in cui l’ultima ristrutturazione è avvenuta nel 2001, in fondo anche l’occhio vuole la sua parte”.

 

Visto il grande successo della Sfogliacampanella, avete intenzione di espandervi ulteriormente a Napoli o in altre città d’Italia?

“Sicuramente ci pensiamo. Non sottovalutiamo la città di Roma, infatti stiamo già trattando per un locale nella capitale, precisamente a Piazza Navona. Questa notizia non è ancora ufficiale, è una sorta di anticipazione che stiamo dando”.

s4Dalla creazione della sfogliatella, nata ad opera delle monache del Monastero di Santa Rosa, fino ad oggi, possiamo dire che questo dolce tipico partenopeo si mantiene al passo con i tempi grazie alla presenza di artigiani creativi. Ma siamo pronti a riconoscere questo genere di innovazione gastronomica? ai posteri la dolce sentenza.

 

 

 

 

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.