lunedì 19 novembre 2018
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Pianoforte in stazione, a Torino la musica dei pendolari

La musica è una macchina per sopprimere il tempo. (Claude Levi Strauss)

(Fabio Ferrari - LaPresse)

(Photo credits “Il post”)

Torino, stazione ferroviaria di Porta nuova, storia di un pianoforte. Brusio, treni che sfrecciano. Un odore di bruciato e panino caldo. Sedersi a prendere un caffè, per ricominciare la giornata. Magari leggere un giornale e pensare, anche oggi mi tocca lavorare. Proseguire, immergendosi nella routine del sempre uguale, facce diverse, diverse emozioni: ognuno ha scritto in fronte il domani, le aspirazioni, paure e desideri, l’ansia del domani improvviso. Ma nessuno lo dirà, nessuno pensa di fermarsi. Come in tutte le stazioni, anche quella di Porta nuova è un luogo di passaggio, precarietà, vagabondaggio reale o presunto. Frenetici lavoratori, mendicanti e senza tetto, artisti di strada e venditori ambulanti… biglietteria per andare e fare ritorno. Ma c’è un punto, a Porta Nuova, dal quale si può partire rimanendo fermi. Un pianoforte a muro, elegante, come un uomo vestito a nozze aspetta solo la prossima nota. Una nota errabonda, scanzonata o malinconica. L’importante è bloccarla, regalarla ai viaggiatori distratti, frettolosi uomini disincantati, tutti alla ricerca di felicità..o semplicemente di un posto di lavoro migliore, di una vita all’estero, di una moglie, di un bacio o di un momento di sollievo. Sul pianoforte di Porta Nuova, posizionato nell’atrio, è scritto: “Suonami, sono tuo”. Chiunque può mettersi alla prova e suonare, lasciandosi andare, giusto il tempo dell’attesa della prossima corsa. Quale invito più dolce? L’occasione di fermare il tempo, eternarlo, renderlo vivo. La musica è così, un’occasione per immortalare passi quotidiani. Molto simile ad una fotografia, con l’aggiunta che ti può portare lontano senza chiedere il permesso, e in pochi secondi. L’importanza dell’iniziativa si potrebbe inserire nel novero delle tecniche musicoterapeutiche in voga da anni: quelle cioè adoperate per curare gli ammalati, e che fanno uso di melodie per riportare alla salute, o risvegliare dal coma, per essere chiari. In questo caso, il pianoforte che ferma il tempo anche solo per qualche minuto della giornata, può salvarci dal malumore, dagli sguardi cattivi e dalla sensazione che sia un giorno come un altro. E, forse, può riportarci a credere nel futuro. Così, regalandoci cinque minuti di eternità.

Donatella Conte

Studentessa di Lettere, aspirante scrittrice. Amo i libri, il cinema neorealista, Vittorio De Sica, odio le ipocrisie ed il qualunquismo. Chi sono? Una ragazza che per salvarsi sceglie di non andarsene ma di scrivere, perché la scrittura può smuovere menti ottuse e scoprire lascive bugie che la società ancora ci racconta. Citando Roberto Saviano: ”La scrittura è stata ed è medicina, piacere, casa, riconferma che esisto, ma anche straordinaria -forse unica per me- possibilità d'incontro, e non penso solo a libri e articoli ma anche a Facebook, che è la mia piazza, il mio bar, il mio ristorante, il mio giardino pubblico e la mia passeggiata a mare.” Scrivere per me è vivere, impossibile stare senza.