lunedì 19 novembre 2018
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No expo non è Black Bloc: facciamo un po’ di chiarezza

 

Photo by "www.online-news.it"

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No expo ha dato già il meglio di se’ nei giorni precedenti: molte le iniziative parallele alla kermesse più attesa del 2015 che ospita, nei famosi padiglioni, i paesi dell’intero globo. Tra queste si segnala il pranzo sociale tenutosi in Piazza XXV aprile, al quale ha preso parte anche il Comitato Genuino Clandestino ed il rivoluzionario peruviano Hugo de Blanco. De Blanco ha voluto a specificare che i ‘No expo’ si battono per un ideale preciso: contrastare, fare muro all’impero delle multinazionali che: ” trasforma le persone in compratori, Expo è un modello che non condividiamo”. Il comitato è assolutamente contrario ad ogni forma di violenza, per cui è necessario ribadire l’estraneità degli attivisti ai fatti commessi da soggetti che si muovono a volto coperto, in modo organizzato ma scevro di idee, senza alcuna progettualità di lotta; l’unica battaglia che i Black Bloc conoscono è colpire alla cieca, come quando da bambini di giocava all’asilo per svuotare il cartone ripieno di caramelle, con la benda agli occhi. Era divertente, non è vero? Così loro agiscono, senza avere coscienza di chi è colpito, un po’ come i kamikaze che perdono la vita ignorando i nomi e gli affetti di chi andrà a perderla, la vita a causa della loro indiscutibile decisione di lotta. Vuoti, disperati e ignoranti. Le auto, incendiate in segno di protesta, sarebbero il simbolo delle multinazionali? Allora il Rolex che il black esibiva, noncurante di essere pizzicato dal fotografo, non rappresenta il trionfo del borghese annoiato che s’allontana dal profilo austero dell’anarchico che non ha più nulla da perdere? (un Rolex vale molto, non vi pare pare?!) I black bloc sono un fenomeno doloroso che distrae dalla cultura, dalla libertà di pensiero,  dalla democrazia e inquina di sospetto e accuse le organizzazioni che con esso non hanno nulla a che vedere. Sono giovani senza coscienza né virtù, senza cervello. Non sono come quegli studenti che studiano e lavorano, che si impegnano per difendere i propri diritti e sperano in un paese libero e laico. Sono, invece, persone che non conoscono nemmeno i propri desideri, sono terrorizzati dal nuovo e dal vecchio, non leggono se non quello che credono sia sufficiente alle loro stupide ma dannose apparizioni.  Certo, c’è chi obietta che fossero ben organizzati, provenienti da tutta Europa. E dov’è il merito? E’ internet che abbatte le frontiere, non loro. L’unico scopo di Black bloc è farsi ricordare senza avere niente di sensato da dire, con mezzi pericolosi per la collettività e, diciamocelo, ormai anacronistici. L’esatto contrario del movimento ‘No Expo’. Loro sì che sanno cosa dire e agiscono pacificamente tenendo alta la testa e di meno la voce. Delle loro idee sì che dovremmo aver paura, non di queste teste calde che imbrattano i muri Milano. A proposito, che cosa hanno scritto? 

Donatella Conte

Studentessa di Lettere, aspirante scrittrice. Amo i libri, il cinema neorealista, Vittorio De Sica, odio le ipocrisie ed il qualunquismo. Chi sono? Una ragazza che per salvarsi sceglie di non andarsene ma di scrivere, perché la scrittura può smuovere menti ottuse e scoprire lascive bugie che la società ancora ci racconta. Citando Roberto Saviano: ”La scrittura è stata ed è medicina, piacere, casa, riconferma che esisto, ma anche straordinaria -forse unica per me- possibilità d'incontro, e non penso solo a libri e articoli ma anche a Facebook, che è la mia piazza, il mio bar, il mio ristorante, il mio giardino pubblico e la mia passeggiata a mare.” Scrivere per me è vivere, impossibile stare senza.