martedì 18 dicembre 2018
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Le mille anime di Henri Cartier-Bresson in mostra a Roma

4979626_origHenri Cartier Bresson in mostra all’Ara Pacis dal 26 settembre 2014 al 25 gennaio 2015. A dieci anni dalla morte, Roma rende omaggio ad uno dei più grandi fotografi francesi, padre della “street photography”, uomo appassionato ed intelligente, fotografo di vocazione ancora prima che di professione: Henry Cartier Bresson. L’esposizione, promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura, è curata da Clément Chéroux, storico della fotografia e curatore presso il Centre Pompidou, Musée national d’art moderne. La mostra ripercorrerà la vasta quanto ricca carriera di Cartier-Bresson e sarà articolata in tre tappe: Parigi, Roma e Madrid, un viaggio ricostruito attraverso più di cinquecento tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti che ci permetteranno di conoscere non uno ma molti Cartier-Bresson. Incontreremo il fotografo surrealista degli anni Trenta, periodo nel quale ritrae persone con gli occhi chiusi: “Forma i tuoi occhi chiudendoli”, raccomandava Breton così che fosse più facile rifarsi al modello interiore, lasciarsi guardare dall’inconscio.

Conosceremo il militante documentarista della Guerra civile spagnola e della Seconda guerra mondiale, il reporter degli anni Cinquanta e Sessanta e poi un Bresson meno ufficiale ma altrettanto potente le cui immagini, realizzate al margine dei suoi reportage, o in modo del tutto autonomo, interrogativi su alcune grandi questioni sociali della seconda metà del novecento, assumono il valore di vere e proprie inchieste. Non sono state commissionate con l’urgenza imposta dalla carta stampata e sono spesso più ambiziose. Tali inchieste descritte da Cartier-Bresson stesso some una “combinazione di reportage, filosofia e analisi sociale” sono legate all’antropologia visiva: “Sono visivo – diceva, Bresson – Osservo, osservo, osservo.

È con gli occhi che capisco.” E per finire l’artista più intimista. Dal ’65 in poi comincia a fotografare con maggior calma: le sue fotografie sono più posate, non dipendono più dall’attimo decisivo sul quale aveva costruito buona parte della sua fama. Le fotografie che scatta ora, ormai solo per piacere, sono molto più intime e contemplative. Dunque non uno ma tanti Cartier-Bresson. Il fotografo dalle mille anime che ha raccontato “la Vita immensa in passione, impulso, potenza”, l’artista impavido, l’appassionato conoscitore della natura umana, il moderno cantore che con grande onestà intellettuale ha saputo restituirci le storie di questo mondo: “le più libere azioni che si svolgono sotto le leggi divine, L’Uomo Moderno, io canto.”

silvia d'egidio

Silvia nasce in quello che considera il suo posto delle fragole: l’Abruzzo.
Sceglie liceo classico per amore della Parola e la facoltà di lettere perché quell’amore alla fine diventa un’incontenibile passione. E poi l’incontro che le cambia la vita: scopre e s’innamora di un anarchico arrabbiatissimo, Luciano Bianciardi, a cui dedica le più belle parole che abbia mai scritto.
Legge con gusto e mangia con passione, ama la comicità irriverente di Sidney Pollack, l’integrità di Tarkovskij, la straordinaria meravigliosa complessità di Gian Maria Volontè, il Montepulciano forte e sublime, il profumo della massa fatta in casa, le parole lievi di Paolo Rumiz, quelle audaci di Philip Roth, i versi senza tempo di Vinicius De Moraes, il mare in burrasca d’inverno e poi “Le suite inglesi” di Bach, la tromba di Chet Baker, l’armonia di Yann Tiersen, i mondi poetici e bellissimi di Capossela, l’acqua salata del mare e la neve la mattina appena sveglia. Ama tutto quello che la tenta ma non la corrompe.