lunedì 19 novembre 2018
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Il paese dei “vecchi” protegge Ta-Vecchio. Quando anche il calcio è l’emblema della società

La dignità è un termine sconosciuto per i vertici dirigenziali della FIGC. Non è bastata la più grande umiliazione degli ultimi 60 anni della Nazionale di Calcio Italiana, a destituire Carlo Tavecchio e Gian Piero Ventura dalle loro posizioni. Il tecnico ligure è stato sollevato, solo ieri, dal proprio incarico dopo un lungo tira e molla, sulla buonuscita di circa 800.000 euro. Immobile sulle proprie decisioni è anche Carlo Tavecchio. Nonostante le mille critiche e l’esortazione alle dimissioni, da parte di numerosi addetti ai lavori, Tavecchio è fermo, ancorato sulle proprie convinzioni, sentendosi, ancor più sicuro di prima, al timone del calcio italiano.

Questa è la vera vergogna del calcio/sistema italiano: l’attaccamento alla poltrona, ai soldi, alle cariche occupate. Il calcio, pur essendo un semplice sport, può a seconda dei punti di focalizzazione, inquadrare aspetti sociali, talvolta anche interessanti. In questo tempo, si ravvisa una speciale ed attinente somiglianza tra il calcio italiano e la società umana, marcia del suddetto sistema: al timone di una delle nazioni più belle del mondo, spesso vi sono dei profili non qualificati, contraddistinti da un retaggio pregiudiziale, ancor prima che mentale e che non consentono un ricambio generazionale adeguato, relegando migliaia di giovani all’assunzione di ruoli marginali. Così è accaduto ed accade, per il “duo” Ventura-Tavecchio: il primo volto a preferire tatticamente dei moduli obsoleti come il 3-5-2 o il 4-2-4, relegando in panchina giovani talentuosi e di grande spessore potenziale come Insigne, El Shaarawy, Bernardeschi; il secondo incapace di carpire e percepire i reali problemi del calcio italiano.

Già dopo l’eliminazione dal mondiale brasiliano del 2014, a seguito della sconfitta dolorosa contro la Costa Rica e l’Uruguay, si parlava di “anno zero”, del calcio italiano. A distanza di 4 anni, nulla è cambiato. Le squadre non valorizzano i giovani italiani, non sono stati effettuati investimenti sugli impianti sportivi e non si incentivano premi circa il rafforzamento dei vivai e delle primavere. Il risultato è stato sorprendente: si è riusciti, addirittura, a fare peggio degli ultimi due mondiali. Con la differenza che, mentre Prandelli ed Abete, rassegnarono subito le dimissioni, nel giorno della disfatta brasiliana; Tavecchio e Ventura, nonostante abbiano raggiunto l’età per godersi una ricca pensione, sono ancora lì e non ammainano la bandiera.

Ed allora, questa eliminazione deve far riflettere al fine di rifondare l’intero sistema, non solo calcistico, di questa splendida nazione.

Christian Corda

Dottore in Scienze della Comunicazione, amo affrontare tematiche d'interesse sociale e prestarmi al servizio della collettività.Ho deciso di far sentire la "mia" voce in Linkazzato.it perché è un giornale innovativo e realista che non mostra "sudditanza psicologica"verso poteri provenienti dall'alto.