martedì 11 dicembre 2018
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De Magistris progetta la nuova moneta di Napoli

Il progetto Città Autonoma di De Magistris si farà, lo garantisce lo stesso sindaco.

“Settimana prossima portiamo in Consiglio il decreto autonomia, a novembre sarà la volta della delibera sulla moneta, che non vuol dire stampare moneta come qualcuno ha detto volendo ironizzare. Quando la delibera sarà pronta spiegherò tutto. Entro l’anno, comunque, tutto ciò che riguarda l’autonomia della città e che ho scritto in quel post”, ha dichiarato il primo cittadino napoletano, rispondendo alle numerose critiche ricevute per aver esposto il suo progetto al pubblico.

Molti avevano deciso di ignorare quelli che potevano sembrare solo vagheggiamenti da campagna elettorale, ed i pochi che avevano dato credito alle parole del sindaco, ne avevano approfittato per screditare la sua posizione ed il suo lavoro per la città.
Tra gli attacchi più recenti a De Magistris troviamo quello del presidente della regione Campania Vincenzo De Luca che, nel corso di un’intervista a Lira TV, ha dichiarato “Di Maio ha detto al suo ministro dell’economia che deve trovare i soldi altrimenti non è buono. Tria forse non lo sa ma potrebbe rivolgersi a qualcuno che a Napoli ha deciso di stampare i talleri, i pulcinelli. Così paghiamo i creditori in pulcinelli d’oro”.

Un clima misto tra ironia e stupore, quello suscitato negli ultimi mesi dal sindaco, che però non intende fermare il proprio progetto, e addirittura il vicepremier Luigi Di Maio ha ritenuto necessario intervenire, per ricordare alla giunta De Magistris che “l’autonomia è possibile, ma nei limiti della costituzione”.

De Magistris, infatti, non è l’inventore della criptovaluta cittadina, ma molti prima di lui in Europa e nel mondo: l’esempio più eclatante è quello del Venezuela, dove Maduro ha deciso di creare una moneta online, il Pedro, nel tentativo di rilanciare l’economia nazionale, oppure l’Estonia e l’Abcasia.

Un progetto eccentrico, quindi, quello del sindaco, ma non irrealizzabile.
La domanda da farsi adesso è: si tratta di un vero tentativo di lanciare Napoli nel futuro dell’economia, oppure solo di uno scaltro tentativo di propaganda?