martedì 11 dicembre 2018
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Da Wall Street alla pizza sospesa: una favola americana

In principio era l’acino di fuoco, un tizzone ardente cavato dal focolare o dalla stufa e offerto sulla paletta a chi doveva accendere il fuoco, così da fargli “sparagnare” fiammiferi. Quindi, sempre a Napoli, venne il caffè sospeso: il cliente che poteva permetterselo pagava due caffè consumandone solamente uno, mentre l’altro restava appunto “in attesa” del primo avventore bisognoso che lo avesse reclamato. La tradizione si spostò poi in altri paesi, seguendo forse le rotte dell’emigrazione: Irlanda, Belgio, Spagna, più di recente a Parigi e Bordeaux. In Argentina si sospende l’empanada, fagottino di pasta ripieno di carne; e negli Stati Uniti, è notizia di questi giorni, la pizza.

Protagonista di questa storia è pizza sospesa-U1703248825080JwH-U230275360055UrD-620x420@CormezMason Wartman, un passato di broker a Wall Street, poi mollato per aprire una pizzeria a Philadelphia, sua città natale. Fin qui, nulla più del classico down-shifting: il suo Rosa’s Fresh Pizza avrebbe potuto essere un chiringuito a Baja, o una scuola surf in Polinesia, e non avremo mai più sentito parlare di lui. A Mason, però, piace la pizza; e la sa fare, l’ha imparato dalla mamma italiana, mrs. Rosa. Apre i battenti del suo take away nella città di Rocky Balboa e Grace Kelly e ai suoi clienti serve buona pizza a buoni prezzi: un dollaro per un trancio fumante.

È talmente buono, il prezzo, che un giorno dello scorso aprile un anonimo cliente di buon umore lo raddoppia. Chiede a Mason di pagare due dollari, così che il primo homeless che si presenti alla porta abbia una fetta di pizza pagata, senza bisogno di elemosinarla. Mason – che già alla chiusura regala le pizze non consumate ai bisognosi – accetta; la cosa si viene a sapere, e la “pizza-charity” si allarga a macchia d’olio.

Per capire quanto, è sufficiente dare uno sguardo sul muro del Rosa’s Fresh Pizza, un caleidoscopio di post-it arcobaleno che valgono come altrettanti voucher. Il cliente-filantropo lascia la pizza sospesa, e Mason la segna su un pezzetto di carta affisso alla parete; un cliente meno fortunato entra, stacca il fogliettino, si presenta al banco. In nove mesi, i post-it sono stati quasi 8.500, più di trenta al giorno. Numeri che valgono altrettanti sorrisi e, assicura Mason, sono valsi anche a ridurre la microcriminalità nel quartiere. A pancia piena si è tutti più buoni.

alberto isola

Forma di vita basata sull’inchiostro, scrive da prima di sapersi leggere. Nato a Genova quattro secoli troppo tardi per unirsi alla filibusta, poi domiciliato a Dublino, Lampedusa e sull’Arcadia, ama Napoli quanto un gatto il sole. Dopo aver fatto più mestieri di Marlon Brando e più traslochi di Ulisse, oggi è (anche) copy e ghostwriter, editore della guida Capperi!, compilatore del Dizionario Furioso e Amoroso, membro fondatore del collettivo AB Nordahl..

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