giovedì 13 dicembre 2018
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Chikù: il ristorante italo-romanì nel cuore di Scampia

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Vi presento Chikù (Gastronomia Cultura e Tempo libero): la prima impresa che propone e valorizza una cucina interculturale come risposta al razzismo e alle discriminazioni nei confronti delle comunità rom. Si tratta di un’azienda italo-romanì sorta nel cuore di Scampia lo scorso novembre che comprende un ristorante ed un’area laboratoriale. L’idea nasce dall’iniziativa Chi rom e…chi no in collaborazione con La Kumpania (nata nel 2013), la prima impresa gestita da donne italiane-rom. Il ristorante si propone di promuovere l’intesa culturale e sociale, a volte ardua, tra due identità in conflitto in una zona problematica come Scampia. Una sfida notevole, ma non impossibile.

La gastronomia investe nella diversità dei sapori e delle spezie, valorizzando le due tradizioni culinarie: il cibo diviene così la frontiera tra mondi, due etnie, due gusti, un vero luogo di incontro e sperimentazione, di scoperta, ma anche di sincera auto-analisi, perché la diversità non sia più un deficit da combattere ma un valore aggiunto per conoscere i propri limiti ed abbandonarsi nel conoscere l’altro, chi più ci spaventa, lo “straniero”. Chikù non è un ristorante qualsiasi: è un innesto culturale, etnico, pedagogico che va preso come esempio per nuove iniziative. La posizione del locale, tra le altre cose, è invidiabile: situato sopra l’Auditorium di Scampia con vista sul parco comunale, suggestiva e romantica cornice. La proposta è piuttosto ampia: si va dalla ristorazione diurna/serale al catering, passando per il buffet, ma prevede anche corsi di cucina, per adulti e bambini, percorsi di enogastronomia ed un catalogo di eventi culturali, laboratori, presentazione di libri e seminari grazie alla rete del turismo sostenibile. Perché il rinnovamento non è una chimera, e in Chikù la cucina è sinonimo di incontro, l’intercultura un’opportunità.

Donatella Conte

Studentessa di Lettere, aspirante scrittrice. Amo i libri, il cinema neorealista, Vittorio De Sica, odio le ipocrisie ed il qualunquismo. Chi sono? Una ragazza che per salvarsi sceglie di non andarsene ma di scrivere, perché la scrittura può smuovere menti ottuse e scoprire lascive bugie che la società ancora ci racconta. Citando Roberto Saviano: ”La scrittura è stata ed è medicina, piacere, casa, riconferma che esisto, ma anche straordinaria -forse unica per me- possibilità d'incontro, e non penso solo a libri e articoli ma anche a Facebook, che è la mia piazza, il mio bar, il mio ristorante, il mio giardino pubblico e la mia passeggiata a mare.” Scrivere per me è vivere, impossibile stare senza.