venerdì 24 Maggio 2019
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Chi fermerà i Pooh?

Roby, Dody, Red, Stefano, e Riccardo chiudono la storia dei Pooh in un concerto indimenticabile la sera del 30 dicembre 2016 trasmesso in diretta nei cinema. Qualcuno avrà pensato che forse il concerto di chiusura fosse una mossa pubblicitaria, che poi magari sarebbero riapparsi qualche tempo dopo sul palco, ma le rivelazioni di circa un mese fa della band riguardo al materiale rimasto negli stand, come monitor, consolle, ecc., la quale era in vendita e non regalato (tengono a precisare alla stampa), fanno intendere che hanno davvero chiuso i battenti.
Il rimpianto Valerio Negrini, (ex batterista) deceduto il 3 gennaio 2013, paroliere dei Pooh fino all’ultimo album “Dove comincia il sole” del 2010, fu il primo fondatore di questo storico gruppo, e c’è da pensare che la motivazione dello scioglimento sia dovuta alla grave perdita di un elemento fondamentale per la stesura dei testi, oltre alla loro veneranda età. E’proprio Negrini che grazie all’amicizia con il chitarrista e cantante Mauro Bertoli, costituiscono la prima cellula dei Pooh nel 64’. Il nome del gruppo agli inizi erano gli Jaguars, con quella esse finale che tutti i complessi aggiungevano al nome nel 60’ (Beatles, Shadows, Doors, Stones), ma poi la segretaria della Vedette Records impose il nome Pooh come l’orsacchiotto delle favole, sennò a quei tempi Armando Sciascia, il produttore musicale, non avrebbe acconsentito all’incisione del disco con il nome Jaguars, che a lui non piaceva. Una prima formazione, quindi, con Negrini e Bertoli si affianca un altro chitarrista, Mario Goretti, con Bob Gillot (organo), e Gilberto Faggioli (basso), la quale incidono il singolo,”Vieni fuori” (versione italiana di un famoso brano inglese “Keep on Running” dello Spencer Davis Group), nel lontano 1966. Dopo l’ingresso di Roby Facchinetti (tastierista, diplomato al conservatorio) e Riccardo Fogli (basso), al posto di Faggioli e Gillot incidono “Brennero 66” ma sono subito censurati dalla Rai perché il testo di Negrini era di denuncia sul problema terroristico altoatesino, in quel periodo tanto sconvolgente in Italia. Pubblicano il primo album nel 66’ “Per quelli come noi” che contiene cover e brani loro e vendono 15.000 copie, che per i Pooh furono una grande soddisfazione per cominciare a farsi conoscere dal pubblico. Nella primavera del sessantasette, Bertoli, lascia il gruppo. Nel settembre del 1967 rientrano in sala incidendo “Nel buio”. Il primo successo dei Pooh sarà il singolo “Piccola Katy”, scritto dalla storica coppia Roby Facchinetti e Valerio Negrini che succederanno negli anni a venire fino all’ultimo album nella composizione di pezzi dei Pooh. Cinque mesi dopo, seguirà l’album dallo strano titolo“Contrasto”ma fu un flop nelle vendite, tanto che venne ritirato dai negozi. E nell’estate del ’68 anche Mario Goretti fa le valigie, cedendo il posto al chitarrista Dody Battaglia, il quale sarà anche la voce solista nel brano “Buonanotte Penny”, e di altri pezzi di successo in seguito con i Pooh.

La marcia però è faticosa perché con le prossime incisioni nel ’69: un 45 giri “Mary Ann “ e un lp “Memorie” non hanno successo. Nel ’70 lasciano l’etichetta Vedette Record, per passare a una casa discografica importante, la Cgd, alla guida del produttore Giancarlo Lucariello, e, nel’71, con “Tanta voglia di lei” raggiungono il meritato primo posto in classifica Hit Parade con 450.000 copie vendute;un per poi, nel settembre di quello stesso anno, ottimizzando le vendite( 1.250.000 ) con un 45 giri “Pensiero” , tra i pezzi capolavori della canzone italiana. E, invogliati dal grande successo, incidono l’album “Opera prima”.

Valerio Negrini ha un carattere molto difficile, per cui litiga anche con il produttore Lucariello e lascia il gruppo essendo rimpiazzato da un altro batterista Stefano D’Orazio, mentre Negrini rimane nella band come paroliere. Intanto, dopo il premio, la caravella d’oro, al Petruzzelli di Bari, i loro pezzi scalano le classifiche anche in Sud America e soprattutto in Argentina raggiungono il primo posto. Nel’ 72 è la volta dell’album”Alessandra”, dedicato alla nascita della figlia di Roby, e della rottura definitiva di Riccardo Fogli con i Pooh. C’è di mezzo una love story con Patty Bravo(Nicoletta Strambelli), controproducente rispetto agli impegni del gruppo, infatti, Riccardo, arriva alle prove in ritardo, con poca voglia di suonare. Difatti, nel’73 lascia il gruppo per avviare la carriera solista, vincendo anche un Sanremo con “Storie di tutti i giorni”, raggiungendo un buon successo di vendite, ma poi, alcuni anni dopo, finisce nel dimenticatoio fino alla richiamata dei Pooh per i concerti di chiusura della carriera. Entra nel gruppo, Red Canzian, bassista, compositore e cantante, dotato di una buona immagine, che suona rock progressivo con i Capsicum Red, rimanendo fedele alla band fino allo scioglimento definitivo dei Pooh.
Il 31 agosto 1973 nasce “Parsifal”, un album definito il capolavoro dei Pooh, che si discosta dal discorso commerciale intrapreso finora, e nonostante tutto le vendite raggiungono quota (400.000); i quattro artisti, per l’occasione di un servizio fotografico, il quale poi lo rilegano nell’album, indossano costumi medievali presi in prestito dal teatro della scala di Milano per la rappresentazione di Parsifal. Il brano più famoso, per l’appunto(Parsifal) , è improntato sul tema di Wagner: dieci minuti di canto e in risalto il sound delle famose chitarre di Dody Battaglia.

I Pooh continueranno a sfornare grandi album negli anni che susseguono, anche se le vendite saranno piuttosto basse: nel 75’sotto insistenza del loro produttore Lucariello incidono due album“Un po’ del nostro tempo migliore” e “Forse ancora poesia” che incrementano la crisi verso il produttore per aver affidato loro il compito di comporre due dischi in un anno, costringendoli ad una mole di lavoro non indifferente, e quindi, lo mandano via. E così il 21 luglio del 1976 producono col marchio Pooh l’album, “Poohlover” che riconquisterà la vetta del primo posto della hit parade. D’altronde, l’album è impegnato, tratta temi di diversità che riguardano l’omosessualità, la prostituzione e l’immigrazione. Il 45 giri, ”Linda” compreso nell’album, vinse il Festivalbar 1976 e ottenne il primo posto nella hit parade.
Poi negli anni seguenti il successo va a gonfie vele con gli album “Rotolando respirando” (1977), “Boomerang” (1978), “Viva”(1979); ma con “Hurricane”, (1980) album scritto interamente in inglese, ha una battuta d’arresto: le vendite vanno bene in Giappone ma non sfondano negli Stati Uniti, e in Italia vende solo 150.000 copie, ma per un disco dal vivo non è poco. I Pooh non si scoraggiano e il 26 novembre dello stesso anno, incidono il tredicesimo album “Stop”(1980 ), un numero che porta bene, tanto che si piazza al secondo posto, e le vendite vanno benissimo; i brani sono molto ascoltati nelle radio italiane e inoltre preparano un tour di sessanta date. Nel 1981 incidono l’album “Buona fortuna” in collaborazione con l’ingegnere del suono Brian Humphries, americano, che ha lavorato con i Pink Floyd e Stevie Wonder. L’album, questa volta, è davvero baciato dalla dea bendata in questione perchè vende oltre 900.000 copie. Nel 1982 è la volta del successo live dei Pooh, con concerti sold out in tutto lo stivale con mezzo milione di biglietti venduti, e incidono un disco dal vivo: “Palasport”. Poi nel 1983, incidono “Tropico del Nord”, il quale i Pooh lo indicano come miglior album della loro carriera artistica, e vende 300.000 copie. Il 30 settembre del 1984, incidono “Aloha” che fotocopia le vendite del precedente disco (300.000 vendite).

A mio avviso, questi sedici album, sono i migliori dischi dei Pooh; grazie a questi, essi consacrano una discografia che rimane impressa nella storia della canzone italiana. Gli altri album che seguiranno, a volte con ottimi singoli, però non potranno mai eguagliare la qualità compositiva dei precedenti. Infatti, bisognerà aspettare la vittoria del Sanremo nel 1990 con il brano “Uomini soli”, che trascinati dal trionfo sanremese, l’album dall’omonimo titolo raggiungerà di nuovo il primo posto.
I Pooh hanno percorso la loro splendida carriera, inossidabili, senza mai sciogliersi, costruendo il successo anno per anno. Grazie alla perfetta integrazione di Red Canzian come cantante e compositore di musiche, non facendo rimpiangere per niente l’ex bassista, Riccardo Fogli, collabora ad arricchire il repertorio dei Pooh con brani suoi di successo come “Stare senza di te”; lo stesso Roby Facchinetti, compositore per eccellenza di brani storici dei Pooh, tastierista, e voce di canzoni memorabili; Dody Battaglia, chitarrista straordinario e cantante nel gruppo, che nel 1986 viene eletto come miglior chitarrista europeo; Stefano D’Orazio, il riccioluto batterista tra i migliori in assoluto, coperto dalla mole di batterie nei concerti, che collaborava anche nella stesura dei testi, ma che purtroppo si ritirerà il 18 aprile 2009 e rimettersi in pista per il rush finale; e i meravigliosi testi del quinto Pooh, Valerio Negrini, una pietra miliare della canzone italiana.

I Pooh sono stati i primi in Italia negli anni settanta a portare sul palco le innovazioni tecnologiche di laser e luci psichedeliche, palchi giganteschi, una ricca strumentazione di batterie, chitarre, rendendo molto suggestivi i loro show. Il loro stile era molto ricercato, un rockpop melodico, classico e sinfonico, a volte integrato con un coro a quattro voci. E’ il primo gruppo famoso che annuncia il ritiro con una serie di concerti. Fino ad oggi si sono portati dietro intere generazioni, e con tremila concerti alle spalle, senza dubbio è stato il migliore gruppo italiano di tutti i tempi.