giovedì 13 dicembre 2018
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Grande fusione Bayer Monsanto

bayer monsantoIl colosso tedesco della farmaceutica, Bayer, ha finalmente realizzato, dopo diversi tentativi, l’acquisizione della Monsanto, leader negli States nel mercato delle sementi.
I tedeschi della Bayer hanno raggiunto ieri un’offerta di 128 dollari ad azione, prezzo maggiorato rispetto all’iniziale offerta fatta a maggio di 122 dollari, alla quale ha fatto seguito una seconda offerta a luglio per 125 dollari ed entrambe rifiutate.

Il valore della transazione parte da 57 miliardi di dollari, ma con il debito sale a 66 miliardi ed inevitabilmente già si parla della acquisizione estera più imponente dell’anno realizzata da un’azienda tedesca.

L’operazione da vita a un nuovo protagonista globale nell’agribusiness e andrà a competere con società come Syngenta, il colosso svizzero dell’agroindustria globale e con le americane Dow Chemical e Dupont leader, rispettivamente, nei settori della chimica e dell’agricoltura.

Ad agosto, tra l’altro la Commissione Europea ha sospeso il termine per valutare la fusione di queste due ultime aziende, un’operazione da 130 miliardi, a dimostrazione che nel settore c’è una certa pressione che spinge verso le fusioni tra cui quest’ultima di Bayer e Monsanto. Probabilmente con un livello così basso di crescita economica, la caduta dei prezzi delle commodities, anche grandi marchi con una storia alle spalle e grandi liquidità non possono che optare per la fusione non solo per diversificare ma riorganizzare i settori, eliminare divisioni poco produttive e puntare al nuovo e conquistare mercati più ampi. Per non parlare del fatto che queste operazioni si riflettono prima e dopo sull’andamento dei titoli di mercato. Quando sono trapelate le notizie della fusione tra Dow e Dupont attraverso il WSJ, a dicembre, entrambi i titoli sono schizzati verso l’alto, (quasi +12%).

Ora che è arrivato il si, il tutto dovrà essere vagliato dall’autorità di regolamentazione, forse entro la fine del 2017.
Bloomberg stima che l’operazione riguarda oltre il 30% del settore dei cosiddetti input agricoli (semi, fertilizzanti e agrofarmaci) a livello mondiale e che dunque l’approvazione dell’acquisizione da parte delle autorità garante della concorrenza non sarà per niente scontata.