domenica 12 Maggio 2019
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Approvata la legge marziale in Ucraina

Il Parlamento ucraino, su richiesta del presidente Pyotr Poroshenko, ha deciso di approvare trenta giorni di legge marziale in tutte le regioni confinanti con la Russia.
Questo provvedimento è stato preso a causa del sequestro da parte della Federazione russa di due navi militari ed un rimorchiatore ucraini, con a bordo 23 marinai: la causa, secondo la versione ufficiale del Cremlino, sarebbe il passaggio delle tre imbarcazioni attraverso lo stretto di Kerch, senza l’autorizzazione necessaria, mentre Poroshenko sostiene che tutte le navi fossero provviste delle autorizzazioni necessarie.

Lo stretto, attualmente, è oggetto di numerose dispute tra Russia ed Ucraina, poiché si trova attualmente sotto la giurisdizione del governo russo, nonostante i patti internazionali dovrebbe essere controllato congiuntamente dai due paesi. Si tratta solo di uno dei numerosi metodi oppressivi di Putin nei confronti dell’Ucraina, verso la quale il presidente russo ha sempre guardato con interesse.

Proprio per questo motivo, il presidente ucraino aveva richiesto inizialmente il consenso parlamentare per sessanta giorni di legge marziale, che si sarebbero dovuti applicare in tutte le regioni della nazione.
Le limitazioni sono arrivate prevalentemente a causa delle elezioni presidenziali, le quali inizieranno il 31 dicembre, per le quali Poroshenko è dato fortemente svantaggiato dai primi sondaggi.
Il presidente, infatti, è stato accusato dall’opposizione di aver richiesto l’applicazione della legge marziale proprio per posticipare il periodo elettorale e per utilizzare l’esercito come strumento di pressione sul popolo.

La legge marziale, infatti, amplia il potere decisionale dei membri dell’esercito anche a situazioni di carattere civile, oltre a permettere al governo di restringere la libertà di manifestazione e di stampa. Soprattutto per questo motivo, molti sono scettici riguardo alle reali intenzioni del presidente e della sua volontà di fare il bene del paese.

Dal canto suo, invece, Poroshenko ha parlato di “una minaccia qualitativamente diversa”, rispetto a quella che fino ad ora la Russia ha rappresentato per l’Ucraina, che ha portato come conseguenza ad una misura controversa ma necessaria, ed anche il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha appoggiato la decisione del parlamento ucraino.

Nonostante questo, però, gran parte degli analisti si sono dimostrati molto scettici rispetto alla possibilità che la Russia possa avere mire espansionistiche nei confronti dell’Ucraina, soprattutto perché, dopo l’annessione della Crimea, il Cremlino non avrebbe più alcun interesse nei confronti dello stato limitrofo. Un atto di sfida all’Organizzazione delle Nazioni Unite, inoltre, in un periodo teso come quello che stiamo vivendo, sarebbe controproducente.

In conclusione, potrebbe davvero trattarsi del disperato tentativo di Poroshenko per posticipare un crollo alle elezioni, ma considerati gli ultimi atteggiamenti di Putin, che si sono rivelati estremamente aggressivi, una misura d’emergenza sembra necessaria. Il parlamento ucraino, dunque, ha attuato un ottimo processo di mediazione tra le parti, consentendo comunque il corretto svolgimento delle elezioni presidenziali.