lunedì 19 novembre 2018
Ultime notizie

A Napoli non piove mai, Assisi racconta la sua città con lieto fine

5a00c08c42902a9803553c4522b06c7e_1_1_resize_597_334Ai luoghi comuni su Napoli, si risponde con una commedia che te li restituisce con freschezza e umiltà, a partire dal titolo stesso. La pellicola “A Napoli non piove mai”, che segna l’esordio dietro la macchina da presa di Sergio Assisi, nella doppia veste di attore protagonista e regista, è stata proiettata questa mattina in anteprima per la stampa al cinema Metropolitan di Napoli in occasione del Napoli Film Festival, e sarà in uscita nelle sale a partire da giovedì 1 ottobre. E’ una Napoli autentica, senza trucco, quella che viene mostrata nel film, con continui rimandi ed omaggi ai grandi maestri della scena cinematografica partenopea, da Totò a Troisi, così risponde alle domande dei giornalisti in sala a fine proiezione, Sergio Assisi che per la sua commedia ha voluto molti attori di teatro, da Ernesto Lama a Nunzia Schiano, solo per citarne alcuni.

La trama segue un plot immediato e semplice, i tre protagonisti Barnaba, il sognatore e bamboccione, Sonia, la restauratrice eccentrica e sensibile e Jacopo, l’impiegato infelice , sono accomunati e bloccati dalla dipendenza delle sindromi, rispettivamente di Peter Pan, di Stendhal e dell’abbandono. E in una Napoli colorata, scaramantica, a metà tra sacro e profano, si troveranno uniti e assieme raggiungeranno i propri obiettivi e sconfiggeranno le proprie paure, perché parafrasando una battuta del film : “le difficoltà servono solo a rendere la vita meno noiosa”.  Non c’è alcuna pretesa di cinema verità o denuncia sociale, nel film dell’attore scoperto dalla Wertmuller, c’è piuttosto una dichiarata tendenza a seguire il filone favolistico, già ampiamente battuto da “Benvenuti al Sud” o dal “Principe Abusivo”, in cui il lieto fine è assicurato.

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.