martedì 11 dicembre 2018
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Il tempo cieco di Sin Aire al Piccolo del Bellini

“Abbracciami come si abbraccia un desiderio”. La poeticità di questa battuta proclamata dall’attore in scena, basterebbe forse da sola a lasciare intendere la magia che si è consumato sul palco del Piccolo del Bellini durante lo spettacolo “Sin Aire” per la Rassegna nella Casa del Teatro.
Si assiste alla rappresentazione quasi in apnea, con il fiato trattenuto, dinnanzi al balletto di parole e corpi, fiati e sussulti che si intrecciano e si rincorrono sotto la grande clessidra del Tempo (unico elemento scenico) sotto una polvere incessante che ricopre i volti e i corpi dei protagonisti in scena.
Scena che rimanda all’essenzialità e che viene ricoperta incessantemente dalla polvere che scandisce lo scorrere di un tempo immaginario, sospeso nei movimenti rituali degli attori, nel ritmo dei gesti, nell’ineluttabile fine a cui lo spettacolo, come la vita stessa, va incontro. Destino di morte e vita insieme, d’amore e d’ombra, del tempo e la sua fine, il bianco e nero degli abiti degni di nota.
Tra la cecità di Saramago (le due ragazze in scena danzano bendate) e l’attesa di Beckettiana memoria, si assiste ad uno spettacolo delicato e potente al tempo stesso, capace di emozionare il pubblico in sala come gli attori stessi al calar del sipario, grazie anche ad una sapiente selezione musicale e alla bravura degli interpreti.

 

SIN AIRE
ideazione e regia Silvana Pirone
con Giovanni Granatina, Sara Scarpati, Maria Teresa Vargas
drammaturgia Luigi Imperato e Silvana Pirone
Produzione Nostos Teatro e Morks

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.