lunedì 19 novembre 2018
Ultime notizie

American Buffalo: la fame del sogno americano

Sono gli istinti primari, atavici che non conoscono regole né ruoli, a dettare da sempre l’andamento del mondo. E tra questi c’è la Fame, vera protagonista del testo di David Mamet del 1975 “American Buffalo”, in scena fino al 19 novembre al Teatro Bellini di Napoli per la regia di Marco D’Amore. Una scena molto particolareggiata che rappresenta il magazzino di robivecchie di Don, apre lo spettacolo. Donato (detto Don) è il proprietario di una “puteca” (il “junk store” di Mamet) e ha una sfrenata passione per tutto ciò che è americano. Un giorno decide di organizzare un “colpo”, cioè di sottrarre un prezioso nichelino (l’American Buffalo del titolo) al collezionista al quale l’aveva venduto lui stesso, ignaro del suo reale valore.

Ma Don non è solo nell’impresa perché come ogni bottega che si rispetti, anche la sua ha i suoi clienti o meglio “perditempo” affezionati e si tratta di Robbi, un suo scapestrato protetto, apparentemente svampito  e ‘O professore, un abituale compagno di poker, balbuziente e frustrato interpretato da un  Marco D’Amore che dismessi i panni di Ciro di Marzio in Gomorra, qui indossa quelli di attore e regista.

L’incipit della rappresentazione abbastanza lineare non è altro che un espediente per portare alla luce la condizione di misera umana che caratterizza i protagonisti. Sono gli ultimi, i dimenticati, i disadattati, sono coloro che inseguono il Sogno Americano come una chimera, che per un nichelino, dal dubbio valore, rischiano la vita. E se tutto ciò Mamet lo aveva immaginato negli anni ’70, oggi non molto è cambiato, anzi. Sarà per questo che D’Amore e Maurizio De Giovanni che ha curato il riadattamento dei testi, hanno deciso di ambientare la vicenda ai giorni nostri, in una Napoli non meglio precisata di periferia.

Esperimento già provato in “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, sempre andato in scena al Bellini ma che convince per metà. Troppe le discrepanze, seppur volute, temporali e linguistiche che sottraggono credibilità e spessore al testo, troppa la carica gestuale e verbale che rischia di dare una connotazione macchiettistica ai personaggi. D’Amore irriconoscibile nella sua trasformazione fisica, tiene la scena ma non sempre è preciso nell’esposizione, Tonino Taiuti, nei panni di Don, si dimostra un attore maturo ma non basta, come non basta lo sforzo di Vincenzo Nemolato, nei panni di Robi. Ci si aspettava una maggiore raffinatezza linguistica, un verbo più asciutto, più vero, meno sensazionale e più reale.

 

American Buffalo

Teatro Bellini

Dal 14 al 19 novembre 2017

di David Mamet
adattamento Maurizio de Giovanni

con
Marco D’Amore
Tonino Taiuti
Vincenzo Nemolato

scene Carmine Guarino
costumi Laurianne Scimemi
luci Marco Ghidelli
sound designer Raffaele Bassetti

regia Marco D’Amore

produzione Teatro Eliseo

 

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.